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  • arielshimonaedith

credere e obbedire o... Scegliere?

Questo dilemma attanaglia la società umana da lungo tempo.

Primo Libro di Samuele ci racconta che ad un certo punto, gli anziani si riuniscono e chiedono un re che sia a capo, come hanno tutti gli altri popoli. Il Signore acconsente alla richiesta, consapevole del fatto che il popolo da Lui prescelto e liberato, per l’ennesima volta, lo stava rifiutando. Il popolo, come molti, per non dire tutti i popoli, preferisce sottoporsi alla guida di una persona piuttosto che farsi carico della Torah ed onorarla scegliendo: seguendo le istruzioni offerte, attraverso la libertà che il Signore da sempre desidera offrirci.

Perché il popolo, nonostante fosse stato liberato dalla schiavitù, nonostante le innumerevoli dimostrazioni di amore e di sostegno concreto offerte dalla presenza viva del Signore, ha scelto e sceglie continuamente di servire divinità straniere, idoli?

La risposta è semplice e complicata al tempo stesso. Secondo me l’essere umano ha paura di scegliere, anche quando ha una guida precisa e puntuale, come lo è la Torah, preferisce delegarne ad altri l'interpretazione. Fin dal principio, dalla prima scelta compiuta è stato così: fatta la scelta di disobbedire all’indicazione ricevuta nel Gan Eden (giardino dell’Eden), sia l’uomo che la donna hanno incolpato l’altro.

Abbiamo dunque questa intrinseca tendenza e nulla possiamo se non assecondare la nostra irresponsabilità?

Non credo. La storia è piena di esseri umani che scelgono e che affrontano le conseguenze delle proprie scelte anche quando questo significa fatica e sofferenza.

Sono cresciuta con l’esempio di persone totalmente incapaci di resistere un istante per raggiungere un obbiettivo che richiedeva impegno, costanza, lavoro, ed altre capaci di rischiare la vita per combattere la dittatura, per permettere al prossimo di avere una vita migliore. Perché ho scelto di assumere come esempio ed imitare questi e non gli altri? Non ho una risposta definitiva, ho scoperto che nella vita le cose migliori, quelle che mi hanno reso davvero felice, sono state e sono frutto di uno sforzo, di resistenza, impegno, immensa fatica. Altrettanto ho subito le conseguenze delle scelte compiute con leggerezza, le scelte che sembravano facili ma che presupponevano la violazione di almeno una delle indicazioni offerte dal Signore nella Torah. Quelle scelte mi sono costate una sofferenza ed un dolore enorme. Soltanto l’amore assoluto del Signore è stato in grado di restituirmi dignità e forza.

Può sembrare strano ma quello che ho scoperto è che D-o non ci chiede mai di credere ed obbedire, D-o ci propone sempre di scegliere (Dt 30,15-20). Avere fede significa entrare in relazione col Signore, lasciare che acceda ad ogni ambito della nostra vita, aprire un dialogo interminabile con Lui, abbandonarsi nella preghiera, cercare nella scrittura la Sua voce, farsi da parte perché la Sua volontà abbia strada nel compiersi delle nostre azioni.

Soltanto gli esseri umani chiedono di credere ed ubbidire, ciecamente, acriticamente, stoltamente perché non sanno, perché non hanno la verità in loro e quindi cercano nella sottomissione e nel controllo del prossimo di trovare un senso al proprio vuoto interiore.

Gli esseri umani che non vogliono conoscere D-o, pensano di potersi sostituire a Lui, credono d’essere legittimati ad avere il controllo sulla vita e la morte, non solo degli altri esseri umani ma di ogni vivente. Abbiamo visto agire queste persone attraverso la storia commettendo crimini efferati, spesso attraverso la promulgazioni di leggi, approvati dalla maggioranza.

Alcuni credono sia più facile obbedire agli ordini di questi esseri senza D-o piuttosto che opporsi e percorrere la libertà di scegliere, ogni istante con fatica e impegno, seguendo la parola del Signore. Ebbene ciò che sembra facile subito, ciò che asseconda la maggioranza, ciò che non domanda alcun tipo di scelta sarà presto devastante perché ucciderà quella parte di noi simile a D-o che ci rende degni di vivere. Per questo credo sia importante, di fronte agli eventi che si dispiegano nel corso della nostra vita, chiedersi sempre se sia utile davvero “credere ed obbedire”, se non sia meglio fare la fatica di “scegliere”, di pretendere di avere scelta, anche quando questo significa opporsi alla maggioranza, al pensiero prevalente, finanche alle leggi degli uomini.



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