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  • arielshimonaedith

Dayenu “a noi sarebbe bastato”

Mi è capitato recentemente di leggere “L’obbedienza non è più una virtù” di don Lorenzo Milani, piccolo, intenso testo di grande pregio che consiglio vivamente. Come spesso mi accade uno scritto mi porta verso un altro, così posso trovarmi a leggere diverse opere dello stesso autore, o partendo da un libro, intrecciarne altri ad esso correlati, andando sempre verso direzioni impreviste. Per scoprire che era esattamente là che sarei voluta arrivare, per poi ripartire.

Sono certa sia un’esperienza riconoscibile da molti lettori.

Di questo testo si è parlato e scritto molto, per questo piuttosto che farne una recensione o un riassunto preferisco inserirvelo qui così che possiate semplicemente leggerlo. Per ognuno di noi la lettura è un’esperienza unica e tale deve rimanere. Sono certa che questo libricino entrerà nella vostra vita, come ha fatto con la mia e vi offrirà ciò di cui avete bisogno. Che sia percepito come fastidioso o entusiasmante, che sia chiarissimo o per certi passaggi necessiti di approfondimento, va bene. Lasciate che accada ciò che può in voi.

Nella mia vita sta avvenendo una profonda trasformazione per opera dell’incontro con il Signore, si manifesta sconvolgendo le mie certezze, mi parla attraverso la Scrittura, mi spinge a cercare l’incontro per il tramite di un Sacerdote straordinario che, con le sue prediche, mi fa sorridere e piangere. Non sono più io, ed al tempo stesso sono sempre più chiamata ad essere me stessa con piena autenticità, sincera fino in fondo. Accade che t’innamori e non puoi fare altro che desiderare di stare costantemente in compagnia di Chi ami. Sei amata così tanto e ti accorgi che questo non ti isola dagli altri, ma, anzi te li fa amare e non puoi farne a meno.

In questo tempo di così grande manifestazione dell’opera del male nel mondo, consapevole di voler combattere contro i governi, per primo quello che opera qui, localmente e centralmente, trovo forza nelle parole di Don Milani che non tacendo seppe essere a pieno attore del tempo in cui si trovò, corse ogni rischio senza paura, leale nel suo ruolo di educatore e di prete. Così come oggi vedo agire questo Sacerdote che altrettanto coraggioso non si sottrae mai alla responsabilità d’essere vivo adesso qui, di dover predicare con forza la Parola del Signore ma sopratutto di accogliere.

Ma questo è anche il tempo che ci avvicina alla Pesach, non posso non vedere quanto amore il Signore ha dimostrato al mio Popolo salvandolo dalla schiavitù, nutrendolo, dissetandolo, nonostante l’infedeltà, le lamentele.

L’amore di D-o è un amore che libera, non perché concede di fare qualsiasi cosa ma perché ci offre le indicazioni necessarie perché si possa essere davvero felici. Le dieci parole sono necessarie per non fare del male a noi stessi ed al nostro prossimo. Il prossimo che uguale a noi è stato creato, come noi, simile a D-o e per questo deve essere preservato, custodito, amato. La cosa più difficile in questo tempo è accettare di essere amati nonostante la nostra natura. Il popolo ebraico ogni anno a Pesach ripercorre la liberazione dalla schiavitù, ogni anno noi intoniamo un canto nel quale ricordando ogni passaggio della liberazione rispondiamo Dayenu “a noi sarebbe bastato”: ogni singolo evento accaduto è stato un miracolo ed un insegnamento e probabilmente se fossimo in grado di capire, ci sarebbe potuto bastare il primo, uno solo; non sarebbe stato necessario compiere l’intero percorso, non avremmo avuto bisogno di tanti miracoli, di un cammino che inizia molto prima di quella notte in cui i nostri antenati fuggirono.

Abbiamo invece bisogno di compiere un viaggio, di procedere fisicamente nel deserto, di mangiare la manna, bere l’acqua che miracolosamente sgorga. Mi sono spesso chiesta perché, ho letto tutti i commenti che ho trovato al Seder nei quali i più grandi Maestri di ogni epoca discutono di ogni parola, eppure non ho capito. Probabilmente perché avvenga in me la trasformazione devo affrontare ogni passaggio, con questo corpo che sono, lasciare che mi attraversi l'esperienza, ho bisogno di invecchiare gli anni che il Signore vorrà darmi, ma soprattutto ho bisogno di fare che il Signore mi sia nella carne, nello spirito, nell'anima perché io possa uscire dalla schiavitù.



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