top of page
  • arielshimonaedith

Essere nulla senza D-o

Abbiamo il calendario che ci è necessario per segnare il tempo, il trascorrere degli anni, che testimonia del nostro esistere qui ma anche di ciò che è accaduto prima di noi. Il futuro è invece la dimensione del progetto oppure del desiderio: connotato d’incertezza si dispone a contenere l’esatto istante che si fa subito passato ma anche la scansione delle ricorrenze che appartengono appunto alle ricorrenze.

C’è stato un tempo in cui sembrava che i giorni e le settimane, per non parlare degli anni, non trascorrevano mai per me, ero costantemente alla ricerca di un dopo, di un domani, perché percepivo nel momento che stavo vivendo dei limiti che soltanto il futuro avrebbe potuto eliminare. Purtroppo, quando mi sono resa conto della stupidità di questo mio procedere negli anni della mia vita, ne erano già trascorsi molti, perduti nel desiderio di un domani che non è mai arrivato. Allora può accadere, com’è successo a me, che l’immanente prenda il sopravvento, che nel vivere l’istante si scordi sia il passato che le conseguenze che ciò che adesso faccio avranno sul futuro, non soltanto mio ma probabilmente anche altrui. Quel carpe diem che tanti ha sedotto e portato alla dissolutezza. Allora di nuovo la vita si esaurisce in un eterno istante abitato da un’ingordigia di vita che brucia e consuma.

Fortunatamente siamo mortali e nel consumarsi, il corpo reclama una fatica che necessita d’essere ascoltata, ed è quello il momento in cui ti accorgi della essenzialità di vivere nel ciclo delle ricorrenze, per ritrovare il passato, abitare il presente e trarre insegnamento da ciò che è accaduto prima di te. Le festività, quelle prescritte dalla Torah, ma anche quelle che determinano la vita cristiana, hanno la funzione di ricordarci come e quando e perché il Signore è intervenuto nella nostra vita, come Popolo, come persona, come essere umano. Quando impariamo a fermarci, vivere, celebrare, fare silenzio dentro il ricordo di questi miracoli, allora può farsi spazio in noi l’attenzione al miracolo che abita ogni istante della nostra vita. Non è semplice, soprattutto se hai trascorso decenni della tua vita ad assecondare l’idea perversa di bastare a te stessa, di poter controllare tutto, addirittura di programmare la tua vita. Arrendersi all’evidenza che tutto questo non ha alcun senso se non includi l’istante esatto in cui ti accorgi di essere nulla senza D-o, può essere complicato ma certamente necessario.

Entra così finalmente nella tua vita la consapevolezza di avere bisogno di Lui. Ma l’abitudine a pensare diversamente è talmente radicata in te da rendere difficile la gioia dell’incontro. L’anelito alla ricerca costante, il desiderio di preghiera, di contemplazione, ma anche la spinta a compiere nei giorni che ti sono donati azioni di responsabilità ed amore nei confronti del Signore e del prossimo, vengono ostacolati dall’indolenza, frutto della piega del tuo essere stata a lungo distante da D-o troppo occupata a pensare di essere più importante di qualunque altra cosa.

Allora con umiltà e tenacia ricorri all’unico strumento, apri il Tanach, la Bibbia, e cerchi di ascoltare, ma soprattutto di fare. Le dieci Parole, e non solo, ci sono state date perché divenissero strumento del nostro agire, del nostro pensare, del nostro essere gli uni per gli altri; può sembrare facile ad una lettura superficiale rispettare anche “soltanto” queste, ma siamo in grado di “non desiderare cose di altri” se prima non abbiamo fatto nostro profondamente il riconoscimento ed il rispetto per l’unicità assoluta di colui che ci sta donando queste regole?

Siamo in grado di non uccidere, di non prendere parte all’uccisione di, per esempio un bambino sezionato vivo per la sperimentazione di farmaci, se non abbiamo compreso l’importanza di amare il nostro prossimo come noi stessi?

Non riconoscere che Lui è il creatore, che abbiamo il dovere di rispettare le Sue Sante Leggi, che abbiamo bisogno di conoscere la forza del Suo amore assoluto per noi: escludere D-o dalla nostra vita, ci rende capaci di accettare qualunque cosa pur di compiacere il vuoto che alberga in noi. L’assenza di senso del limite che apre alla paura è lo strumento usato dal nemico per renderci schiavi vuoti, deliranti, ebbri di qualunque sostanza pur di non pensare, di non sentire.

Per questo oggi vi invito a cercare nelle ricorrenze il senso spirituale, collettivo, a non avere paura di ascoltare la Parola. Qualunque cosa stia accadendo nella vostra vita, affidatevi al Signore, aprite una Bibbia, leggetela, meditatela, saprà offrivi conforto, direzione. Ascoltate la voce rassicurante, ma anche il rimprovero del nostro amato Padre che nulla desidera se non donarci la Vera Gioia, la Vera Libertà.

Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche: Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa.

Isaia 43, 18-19


Marc Chagall, La Crocifissione bianca, 1938, olio su tela, 155 x 140 cm. Chicago, The Art Institute

65 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page